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Associazione Nazionale degli Amici del Vino

(ANAV)

 

Foto von Markus Winkler (www.pexels.com)

Ripercussioni del cambiamento climatico sull’economia vitivinicola

Il cambiamento climatico modificherà il mondo vitivinicolo. Questo lo sanno tutti coloro che operano in tale campo e nella ricerca. Molte ripercussioni e i provvedimenti per adeguarsi o per minimizzare tale evoluzione sono incerti. Qui appresso qualche riflessione sugli scenari possibili.

Come si presenterà il vigneto nel 2080? Che cosa cambierà nella prossima cinquantina di anni? E’ incontestato che le temperature aumenteranno. Per effetto del riscaldamento climatico si accorcerà la durata vegetativa delle viti, le uve matureranno più rapidamente, il contenuto zuccherino aumenterà e le variazioni ditemperatura tra il giorno e la notte, determinanti per la formazione degli aromi, saranno molto meno intense nella resa dei primi giorni di settembre. E’ pertantoimportante ombreggiare vigneto e uva. Il metodo più semplice a tal riguardo è di non defogliare troppo; ciò cagionerà però maggiore umidità nell’uva aumentandonela suscettibilità fungina.

Mentre un tempo i terreni collinari venivano terrazzati e i filari disposti diagonalmente rispetto al pendìo, ciò al fine di migliorarne il soleggiamento, il loro allineamento conforme alla pendenza del terreno promuove l’ombreggiatura ideale. Ma anche l’erosione ha un gioco più facile rispetto al terrazzamento. I prevedibili eventi meteorologici con forti tempeste e periodi di siccità sono tutt’altro che un aspetto trascurabile.

In alcune zone si cerca l’ombreggiatura nel vigneto piantando degli alberi. Ciò è un ritorno a tempi passati allorquando i vitigni venivano piantati in culture miste. Tuttavia, anche questo comporta uno svantaggio. All’inizio gli alberi sono troppo piccoli per dare ombra. Poi a un certo punto crescono esageratamente e tolgono troppo sole.

Produzione di energia elettrica nella vigna
Un’altra possibilità è la copertura del vigneto con impianti fotovoltaici. Non bisogna però sottovalutare i costi che ne risultano. La costruzione degli impianti è onerosa,visto che occorre erigere delle strutture solide sul terreno, prestando però molta attenzione ai vitigni e ai fili. Inoltre, la corrente elettrica così ottenuta dovrebbe essere tolta dal vigneto. Sovente la linea va posata passando sopra le parcelle di altri viticoltori e sotto le strade. Non vanno inoltre dimenticate le autorizzazioni e iscrizioni a registro fondiario, molto dispendiose.

Felix Bodmann, pubblicista del vino, nel Podcast Blindflug 177, sostiene che la corrente elettrica apporta però anche dei vantaggi nel vigneto, come ad esempio reti antigrandine azionate automaticamente, spirali di riscaldamento per gelate tardive, nebulizzazione nelle prime ore serali per abbassare più rapidamente le temperature, sistemi intelligenti muniti di telecamere per soffiare o aspirare le foglie e le uve colpite dai funghi, robot tagliaerba per la cura dell’inerbimento e regolazione della temperatura a partire dal terreno. Le possibilità sono in vero parecchie. Se dovesse aumentare anche il prezzo dell’elettricità – ciò che non va escluso considerato l’enorme consumo di energia dei centri di calcolo utilizzata dall’intelligenza artificiale – la produzione di energia nel vigneto converrebbe comunque anche se non viene consumata nel proprio podere.

Tuttavia: Secondo i calcoli di Felix Bodmann gli investimenti di tal genere su terreni collinari al di là di un’infrastruttura energetica regolare hanno un ordine di grandezza di 1,5 milioni e più di franchi. «Ciò significa che non vale la pena se tu ricevi meno di 100 Euro per bottiglia! Ma per Latour, Lafitte e Co. si tratta di una bazzecola.»

Economicità in discussione
Quando i cambiamenti climatici richiedono degli investimenti di tal genere significa che prima che la viticoltura di un determinato luogo sia messa a rischio da fattoriclimatici avversi diventi inadeguata dal punto di vista climatico, essa è economicamente compromessa, rispettivamente non redditizia. Ciò è quanto affermato più volte dal dottor Manfred Stoll, professore di viticoltura generale e direttore dell’Istituto di viticoltura generale ed ecologica dell’università di Geisenheim.

Ma quando la viticoltura diventa climaticamente impossibile? Qui occorre rilevare che ci sono parecchi modelli di clima. Per esempio quando le temperature più elevate causano l’innalzamento del livello del mare. Ciò non ha ripercussioni solo sulle città costiere invase dall’acqua dopo ogni pioggia. L’acqua salata risale anche i fiumi e avanza nell’entroterra durante l’alta marea. La Camarque potrebbe ad esempio divenire una palude.

Secondo uno studio della NASA, un aumento delle temperature potrebbe rendere inabitabili vaste zone costiere del Mediterraneo a causa del calore. Ciò è dovuto allacosiddetta temperatura di bulbo umido, rispettivamente ‘all’effetto della Wet Bulb Globe Temperature’. Il metabolismo negli esseri umani produce calore che dev’essere costantemente smaltito per evaporazione attraverso la pelle. Per mantenere la temperatura corporea di circa 37° Celsius il corpo deve avere la temperatura della pelle di 35° Celsius o meno. Ciò è possibile solo se la temperatura di bulbo umido è inferiore a quella della pelle. Le ondate di calore persistenticausano un pericoloso surriscaldamento corporeo che può portare alla morte persino le persone sane. Visto che lo smaltimento di calore dell’essere umano avviene attraverso l’evaporazione, anche l’umidità dell’aria svolge un ruolo molto importante. Pertanto, già 38° Celsius in combinazione con l’85 percento di umidità o 35° Celsius con il 90 percento di umidità possono essere letali.

Lavoro notturno nel vigneto
La reazione del vitigno è discutibile. La ricerca di un tempo afferma che i vitigni sopportano meno dell‘uomo il calore in combinazione con l’umidità. Per contro, le ricerche più recenti relativizzano tale affermazione, come asserisce Felix Bodmann. «La vite cresce anche a una temperatura di 35 gradi.» Se il vitigno dovesse effettivamente essere più tollerante al calore dell’essere umano, nelle zone di calore le vigne dovrebbero in vero crescere pacificamente, ma l’uomo non ce la fa più a coltivarla, a meno che svolga le sue attività nelle ore notturne come avviene già oggi nelle regioni più calde durante il periodo di raccolta. E’ pure ipotizzabile che a causa del calore parecchi terreni agricoli coltivabili vengano trasferiti in zone climatiche più temperate. Pertanto, in dette zone le superfici utilizzate per l’agricoltura diverrebbero più rare.

Ci sono però anche possibilità più vantaggiose di adeguamento alle condizioni climatiche modificate, per esempio piantando i vitigni più in alto in terreni collinosi,premesso che vi siano montagne e pendii. Tuttavia, ciò è tuttora parzialmente vietato da prescrizioni regionali come è ad esempio il caso nella Signoria grigionese.Oppure le viticoltrici e i viticoltori si trasferiscono ancor più verso nord, come già praticato da molte aziende della regione vinicola di Champagne, che piantano vigne in Inghilterra. In tal caso si deve però poter disporre dei necessari mezzi finanziari.

Adeguare le varietà di uva
A causa dell’aumento delle temperature in parecchie regioni del mondo, Svizzera compresa, le varietà di uva attualmente piantate non sono più opportune. «Secondoun confronto storico la viticoltura dovrà adeguarsi a un rapido cambiamento», è quanto affermato da Martin Wiederkehr, presidente dell’Associazione mantello della viticoltura svizzera tedesca. Sarebbero richieste sia delle varietà ancora atipiche nella regione, sia anche novità varietali. I nuovi vigneti verrebbero piantati generalmente per un periodo di almeno trent’anni. Un reimpianto prima di questa scadenza sarebbe molto più dispendioso. Fino al momento in cui le nuove coltivazioni saranno adeguate ai cambiamenti climatici e disponibili per uso commerciale occorrono in media da 15 a 25 anni.

Il fatto che tali ragionamenti sull’adeguamento al cambiamento climatico non siano già da tempo solo riflessioni fatte da qualche pessimista è dimostrato dall’app‘Klimaanaloge’ (Analogues climatiques – Vignes), realizzato dall’Università di Ginevra in collaborazione con Agroscope. Il viticoltore della regione di Mont-Vully può pertanto dedurre che nell’anno 2080 le condizioni climatiche corrisponderanno più o meno a quelle odierne dell’Istria croatica e quindi riflettere quali varietà di uvadovrà piantare per i suoi discendenti. 

I consumatori si stanno lentamente adeguando
In pari tempo i consumatori di vino si comportano in modo estremamente rilassante riguardo all’accettanza di nuove varietà di uva. «Affinché le nuove varietà, come ad esempio quelle resistenti alle malattie fungine, sopportino meglio le condizioni climatiche estreme e vengano accettate dal commercio, trascorrerannosicuramente da 40 a 50 anni», così riferisce Martin Wiederkehr le sue esperienze.

In presenza di queste sfide climatiche connesse al consumo del vino, da alcuni anni al ribasso, parecchi produttori si chiedono seriamente se sradicare i vigneti e non piantarvi più dei vitigni per almeno dieci anni oppure se incassare il premio di estirpazione come deciso dalla Confederazione per gli anni 2026/27.

Stando a Martin Wiederkehr ci sarebbero delle alternative ai premi per l’estirpazione: «Il denaro della Confederazione potrebbe pure essere investito nella ricerca e in progetti innovativi a lungo termine. Per esempio delle stazioni-meteo ripartite su tutto il territorio svizzero fornirebbero dati più precisi in base ai quali le viticoltrici e i viticoltori potrebbero dosare più precisamente i prodotti fitosanitari. Ciò non permette solo di risparmiare soldi, ma aiuta anche l’ambiente.» Oltracciò i dati potrebbero pure essere incorporati nei citati app fornendo così previsioni più precise e supporti decisionali per i produttori di vino.

Certo è che la viticoltura è esposta a forti cambiamenti non solo nei prossimi 50 anni, bensì già nei prossimi dieci anni. La pressione non si limita al riscaldamento climatico, ma si rafforza a causa dell’evoluzione del mercato e del comportamento dei consumatori. I produttori di vino dovranno evolversi e adeguarsi alle esigenze.

chp

Fonti nel Web:
- Studio della NASA (www.nasa.gov in Inglese)
- Temperatura di bulbo umido (www.wikipedia.org in Tedesco)
- Ist unsere Hitzetoleranz geringer als gedacht? (www.scinexx.de in Tedesco)